“Ruba al povero per sfamare il ricco” è la frase coniata dal paranoico principe Giovanni Re fasullo di Inghilterra nel capolavoro di Robin Hood prodotto dalla Walt Disney nel 1973, e tutt’ora molto attuale, almeno sin quando Re Riccardo non torna dalla guerra e riporta la Giustizia a Nottingham. Beh, parrebbe che Re Riccardo sia tornato, ovvero che non sia mai andato via sebbene a dir dello sceriffo di Nottingham stesse covando le sue malefatte da “lazzarone” per esporle nel più ampio ed autorevole consesso possibile: il Senato della Repubblica Italiana, e così il 16 ottobre 2025 ha presentato un interrogazione parlamentare al Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica per invocare una accurata due diligence presso l’ARERA per comprendere come abbia potuto permettere lo scempio tariffario a cui si è assistito negli ultimi 20 anni, che ha permesso l’applicazione di tariffe e rendite agli incumbent del settore senza altro pari nella storia della borsa italiana od in analoghe situazioni in Europa.
Non solo è vero che e-distribuzione, il principale DSO rende più che l’industria transalpina del lusso, ma addirittura la consorella TERNA la supera conseguendo un Ebit medio (utile pre-tasse ed interessi) del 50%, elargendo copiosi dividendi oltretutto finanziandoli a debito per oltre il 70% dell’indebitamento monstre di oltre 16,6 miliardi di euro (PFN 13,3 €bn). Ciò è stato possibile grazie ad un incremento tariffario (CTR) iperbolico a partire dall’anno 2003 assunto=100 sino a giungere all’anno 2024 con un vertiginoso +338%, raffrontato ad un ben più modesto indice di rivalutazione ISTAT FOI di solo il 146% addirittura essendo diminuita l’energia trasportata sulla rete nazionale del 4% (bilanci d’esercizio Terna S.p.a.). TERNA ed i suoi azionisti probabilmente hanno fatto solo il loro mestiere, fra cui lo Stato che ne ha beneficiato in tale periodo con oltre 5,6 miliardi di euro di tasse sul reddito (esoso) prodotto, ma gli oltre 2 miliardi di euro annui di tariffa incrementale introitata da TERNA gravanti sulle bollette elettriche, urlano vendetta al cielo, ovvero a chi avrebbe dovuto monitorare ed evitare questo scempio, cioè l’ARERA.
Per semplice raffronto nel periodo in cui è risultata vigente la logica concorrenziale fra gli anni 2001 ed il 2005 poi sopressa dal DPCM a firma del Governo Berlusconi, le tariffe erano poste a gara, fisse ed invariabili per oltre 20 anni di durata senza alcuna rivalutazione e/o adeguamento tariffario nemmeno ISTAT, e l’effetto virtuoso fu di una diminuzione di oltre il 20% delle tariffe poste a gara, ma ciò probabilmente mal si conciliava con la frase coniata dal nostro principe Giovanni, e così dopo avere svenduto un asset prioritario del paese (lo Stato ne detiene meno di un 1/5 peraltro in cogestione con l’industria di Stato cinese), ora se lo deve anche ripagare addebitandone i corrispettivi artefatti ai propri cittadini ed industrie nella oramai fuori controllo esosa bolletta elettrica. Complimenti, ma pare che il Re Riccardo sia tornato, ed è giunto il momento di chiedere il conto al Re fasullo di Inghilterra.
